Locazioni, da gennaio 2013 sempre più conveniente la cedolare secca

I proprietari di case che scelgono di metterle in affitto sono oggi più che mai assediati dal fisco. Oltre all’imu sulle seconde abitazioni, che è stata una vera mazzata, dal 2013 si amplia dall’85 al 95% la parte del canone soggetta all’irpef per i canoni liberi e dal 59,5 al 66,5% per i canoni concordati. La scelta della cedolare secca a questo punto conviene più che mai.

Dal 1º gennaio 2013 si riduce infatti la parte riconosciuta al proprietario per gli sgravi fiscali, in virtù delle spese di mantenimento del bene, che passa dal 15 al 5% del canone corrisposto, per i canoni liberi, e dal 40,5 al 33,5% per i canoni concordati.

Questa dimuzione della deduzione forfettaria riconosciuta sui canoni d’affitto aggrava un problema del mercato dell’affitto italiano: con poche garanzie, nel caso di inquilini morosi, e condizioni fiscali sempre peggiori, i proprietari hanno timore ad affittare o scelgono la strada del nero.

Il sole 24 ore ha infatti calcolato che il 50-60% del canone di locazione se ne va in tasse. L’italia ha disperatamente bisogno di un mercato dell’affitto moderno e flessibile. Il mercato del lavoro è ormai cambiato e per molti lavoratori il posto fisso semplicemente non esisterà più. E’ necessario dunque spostarsi e poter seguire le opportunità, rompendo l’abitudine nostrana di stare stare sempre nello stesso posto, magari a pochi passi dalla casa dai genitori.

Il futuro dei mutui per le giovani coppie non è inoltre roseo e nei prossimi anni la domanda di alloggi in affitto sarà sempre più forte, perché acquistare casa, per chi non ha risparmi, un contratto a tempo indeterminato e magari la garanzia dei genitori, sarà semplicemente impossibile.

Questa pressione sui proprietari non fa che aggravare il disagio abitativo e influisce sul mercato nero. Rispetto a quando esisteva l’ici, inoltre, con l’imu sono stati eliminati in molti comuni i vantaggi derivati dall’affitto a canone concordato.

L’unica alternativa fiscale sensata in questo momento è dunque l’opzione della cedolare secca, che prevede un’imposta forfettaria del 21% sui canoni liberi e del 19% su quelli calmierati. Anche se è necessario rinunciare all’adeguamento istat, che in ogni caso molti proprietari già non applicano per paura di perdere gli inquilini solventi, su un canone annuo di 12mila euro è possibile risparmiare anche 1000 euro

Nel 2012 la cedolare secca ha portato nelle casse del fisco solo 1 miliardo, contro i 4 ipotizzati. Ciò significa che i proprietari ancora non l’hanno scelta come un’opzione valida. Ma dal 2013 conviene anche per i canoni bassi, attorno ai 3-400 euro al mese. Il risparmio aumenta proporzionalmente: quanto più sono alti il canone di locazione e il reddito dichiarato dal proprietario, tanto più cresce la cifra risparmiata con la cedolare secca

articolo visto in il sole 24 ore
con la deduzione al 5% cambia la convenienza