Non basta la parola per risolvere i problemi… ci vuole autocritica!

In un momento delicato come questo, con tutti i problemi e le difficoltà che ogni giorno bisogna affrontare, se bastasse parlarne o scriverne per risollevare tutto d’un colpo il morale e l’economia generale, saremmo già a cavallo. Anzi potremmo già essere tutti ricchi sfondati. Eppure ogni giorno si scrive, si legge e si parla di come fare o come disfare. Di necessità di trovare nuovi soldi, di

banche che fanno utili, di impegni di governo per togliere l’Iva o spostarla più in là. Ogni giorno c’è qualche esperto politico, tecnico, manager (bada bene di azienda pubblica) che suggerisce la ricetta giusta, che spiega come si otterrebbero risultati se o come sarebbe meglio se invece… Anche i vari opinionisti, giornalisti e pseudo esperti si lanciano in previsioni e consigli. Il tutto condito da studi, tabelle, previsioni varie assecondate da luminari vari. Peccato poi che, come già dimostrato dal penultimo Premier Mario Monti, stimatissimo e consideratissimo professorone, l’essere dei sapientoni non paga. Anzi spesse volte il sapere non è sinonimo di saper fare. Vedi il peggiorare della situazione degli italiani tutti dopo la gestione del professorone. Forse saranno  migliorati i conti pubblici, forse, ma ad aumentar tasse per far figurare nuove entrate sarei stato in grado pure io che sono un somaro. Per contro ad un miglior conto economico nazionale è peggiorata la vita di qualche milione di persone.

Infatti un conto è dire bene e un altro è fare (del) bene. Un conto è teorizzare e un altro è mettere in pratica e dimostrare concretamente che il nostro sapere si trasforma in risultati concreti e positivi. A tal proposito il settore immobiliare soffre, soffre moltissimo anche in mancanza di soluzioni pratiche che aiutino gli operatori, le famiglie e le aziende. Come sempre tutti parlano ma non si fa niente nel concreto. Inoltre, sarebbe il caso, visto il momento di cominciare a fare un po’ di autocritica. In questo momento particolare bisognerebbe che ognuno di noi iniziasse a far un po’ di considerazioni sui propri limiti e sulle proprie lacune per cercare di migliorare i propri servizi. Bisognerebbe smettere di guardare agli altri come causa dei nostri mali. Sebbene in qualche caso gli altri, in senso generale, possono condizionare il nostro operato, spesso le soluzioni si trovano dentro di noi e nelle nostre azioni quotidiane.

Ecco che se anche gli agenti immobiliari, le associazioni di categoria in primis, cominciassero a riflettere sulle lacune, le mancanze e le brutte abitudini della categoria si potrebbero trovare nuove risorse e nuovi spunti per ripartire. Se si cominciasse a riscrivere le regole dell’intermediazione ponendo dei paletti seri agli operatori si potrebbe cominciare a riconquistare la fiducia dei consumatori. Se ci si rendesse conto di quanto la categoria è sregolata ed assortita di soggetti poco competenti (per usare un eufemismo) sarebbe un buon viatico per ricominciare. Se ci fossero davvero delle regole semplici e serie a reale tutela dei compratori, se ci fossero delle regole ferree che stabilissero le modalità per svolgere la professione si potrebbe ritornare ad avere credibilità anche dai soggetti determinanti del settore come le Banche, le imprese di costruzioni, le associazioni dei consumatori.

Purtroppo è più facile dare la colpa agli altri, al mercato in generale, piuttosto che guardarsi dentro e fare un po’ di sana autocritica… ma questa è l’Italia di oggi. E’ l’Italia ben rappresentata nel nostro amato calcio dove anziché incitare la propria squadra del cuore si preferisce insultare quella avversaria…

Triste ma così.

Io di piccole idee concrete per fare autocritica e per ridare fiducia ai consumatori ne ho… seguitemi ai prossimi post.

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