Se non si aiutano le imprese si uccide l’economia… e di conseguenza le famiglie.

La crisi generale ha varie sfaccettature ed è frutto di tante situazioni. Non c’è un’unica ragione e nemmeno una soluzione semplice che possa dare una svolta positiva a questo momento complicato. Per chi fa o cerca di fare impresa anche a livelli infimi e modesti come il sottoscritto è diventato pressoché impossibile se non ha risorse proprie. Devi inoltre sperare di non aver debiti con gli istituti di credito perché la richiesta di rientro immediato e senza preavviso è una prassi ormai consolidata indipendentemente dal fatto che tu sia cliente da un giorno, un anno, una vita. Conosco personalmente tante realtà industriali che si sono viste, dall’oggi al domani, revocate  le linee di credito senza tanti complimenti. Conosco piccole e medie realtà imprenditoriali che, pur avendo richiesta di lavoro hanno dovuto rinunciare per la mancanza di fondi per acquistare la merce da lavorare o il macchinario necessario per eseguire la commessa. Conosco aziende che, pur avendo la liquidità per proseguire nonostante il momento si sono trovate nell’imbarazzo di dover chiudere perché immettere denaro risparmiato nel tempo (lecitamente) può essere visto come denaro di dubbia provenienza. Lo stato assatanato di soldi se metti denaro in un’attività che non fattura si chiede e ti chiede dove lo hai preso… e se anche hai mangiato pane e cipolla per anni loro non ti credono. Così il rischio di essere cornuti e mazziati è quasi certo: l’attività non funziona, ti giochi i risparmi di una vita e poi ti tar…tassano. Passi pure per evasore. Quindi sai che ti dico? Chiudo e lascio a casa i dipendenti, mio malgrado.

Questa è la realtà delle piccole e medie imprese che oggi devono affrontare una situazione di mercato di grande emergenza solo con le proprie gambe e senza la possibilità di avere un sostegno economico da chi invece di mestiere dovrebbe sostenere concretamente lo sviluppo del paese. Senza sostenere le imprese economicamente non ci può essere sviluppo, non c’è crescita e cala l’occupazione. Senza occupazione le famiglie soffrono e fanno fatica a tirare fine mese: non comprano, non ristrutturano, non pagano il mutuo, non pagano l’affitto. E non perché disonesti ma perché fisicamente non riescono. Se la piccolissima, piccola e media ‘azienda che rappresentano la stragrande maggioranza delle attività produttive sul territorio nazionale chiudono che prospettive possono avere le nostre famiglie ed i nostri figli?

Non credo che ci voglia un genio per capire che bisogna sostenere ed aiutare concretamente le aziende per far ripartire il paese… ma come sempre in Italia le cose semplici non vengono recepite o forse i nostri politici sono comandati dai poteri forti delle Banche? mah…

Articolo tratto da www.corriere.it del 17.12.2013 – Vai all’articolo completo

Crollo dei prestiti alle imprese: -4%

Il peggior dato degli ultimi 14 anni
Ocse: La pressione fiscale in Italia negli ultimi dieci anni è cresciuta dell’1,4%, arrivando al 44%, ben oltre la media

Non si ferma la corsa delle sofferenze: a ottobre quelle lorde hanno raggiunto i 147,3 miliardi di euro, in crescita di 2,8 miliardi rispetto a settembre e di circa 27,5 miliardi rispetto a dodici mesi prima, per un incremento annuo del 23%. Le sofferenze nette hanno invece toccato quota 77,4 miliardi, contro i 75,1 miliardi di settembre e i 60,5 miliardi di ottobre 2012, per una crescita del 28% su base annua.

I PRESTITI – Si allarga anche il calo dei prestiti bancari a famiglie e imprese che, a novembre, hanno segnato un calo del 4%, il peggior dato dal giugno 1999, contro il -3,7% di ottobre. Il dato risente dell’andamento dell’economia italiana e della persistente debolezza della domanda.

LA PRESSIONE – In Italia tra il 2011 e il 2012 la pressione fiscale, misurata come rapporto tra introiti fiscali e Pil, è cresciuta invece di 1,4 punti percentuali, arrivando al 44,4%. L’aumento è ben superiore alla media Ocse (0,5 punti) e inferiore solo a quelli registrati in Ungheria (1,8) e Grecia (1,6) tra i Paesi membri dell’organizzazione parigina. Lo riporta una nota dell’Ocse che riporta come la pressione fiscale italiana era prima scesa dal 42% nel 2000 al 40,6% nel 2005, poi risalita al 43,2% nel 2007, riscesa al 43% nel 2011 e risalita al 44,4%. Nel 2011, ultimo anno per cui esistono dati comparabili per tutti i Paesi membri, il dato italiano del 43% era di quasi 9 punti percentuali superiore alla media Ocse. Il nostro Paese era quinto per pressione fiscale tra i membri dell’organizzazione, dietro Danimarca (47,7%), Svezia (44,2%), Francia (44,1%), Belgio (44%) e Finlandia (43,7%).

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