Il variegato mondo immobiliare è un territorio ampio e composito. Sono tante le figure che vi operano, che discutono, che si
professano esperte e competenti. La figura principale che vi opera con alterne fortune e con molteplici percezioni, positive e negative, da parte del grande pubblico è l’agente immobiliare… o l’ormai vetusto mediatore. All’apparenza o nel gergo comune due facce di una stessa medaglia o due terminologie simili per indicare lo stesso soggetto. Forse sì o forse no. Si dirà che cambia il nome ma il succo è sempre lo stesso. Ognuno è libero di interpretare come crede il soggetto, il professionista, la persona e la sua buona o cattiva fama.
Diciamo che esiste ormai da tempo uno stereotipo piuttosto consolidato che definisce l’agente immobiliare come un professionista poco esemplare. La specie infatti in questi anni si è notevolmente evoluta e sviluppata seguendo principi non del tutto etici e molto prettamente speculativi, economici, di puro business. C’è pure da osservare che la normativa in materia è piuttosto scarsa e poco adeguata, per usare un eufemismo.
Così capita spesso di incontrare l'”agentis regualaris immobiliare” che spacciandosi per insigne professionista poi nei fatti si dimostra:
- poco preparato in merito agli immobili proposti (vedi metrature, aspetti catastali, ipoteche, servitù attive e passive, situazioni debitorie come mutui o leasing in corso, consegne, vincoli, documentazione riguardante la proprietà come gli atti di provenienza, donazioni, usufrutti, quote societarie… etc.)
- poco preparato in merito agli aspetti normativi e fiscali, sulle imposte dei trasferimenti,
- abbastanza approssimativo sulle condizioni di trattativa, sulle modalità di sottoscrizioni dei contratti, sui vincoli contrattuali;
- molto orientato alla conclusione del contratto, a qualsiasi costo ed in qualsiasi modo, indipendentemente dalle esigenze del cliente… (tanto quando è coinvolto poi tutto si può risolvere…)
- poco interessato all’esigenza reale del cliente e molto orientato alla concreta finalizzazione del suo giusto conquibus;
- molto sul pezzo quando si tratta di formulare una proposta, molto meno quando c’è da discutere la propria provvigione.
A scanso di equivoci e prima che qualche collega si arrabbi, questa non è un’accusa a nessuno e tanto meno alla categoria. Chi lavora dev’essere pagato e la provvigione è sacrosanta. Quando si firma un contratto le parti in causa si devono assumere le proprie responsabilità, questo è evidente.
Io però credo che sul mercato ci siano ancora e ci dovrebbero essere ancora i mediatori. Il mediatore è ormai quella figura romantica che, come dice il codice civile, è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare. Il mediatore è colui che si prodiga affinché le parti possano trovare un sano e soddisfacente accordo affinché si possa concludere un affare per entrambi. Il mediatore è colui che ascolta il cliente, lo comprende e lo accompagna durante tutta la fase della trattativa con la diligenza che adotterebbe un buon padre di famiglia con i propri figli.
La provvigione è il giusto riconoscimento di un lavoro svolto con amore, attenzione e competenza. Il cliente questo lo percepisce, se fatto con onestà. Se poi fa lo “gnorri” è lui in difetto.
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