Programmazione neuro linguistica per il mercato immobiliare? Futura chiave di salvezza…

Da wikipedia: “La programmazione neuro linguistica (PNL), in inglese Neuro-linguistic programming (NLP), è un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia ideato in California negli anni settanta del XX secolo da Richard Bandler e John Grinder. Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistico”) e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (“programmazione”),” omissis. In buona sostanza si associa la comunicazione al comportamento. Se ci pensate bene per tanti anni, oserei dire da sempre, la comunicazione (in ambito immobiliare) associata ai luoghi comuni e scontati, alle terminologie stesse applicate al settore sono diventate sinonimo di comportamenti ed abitudini molto radicate in ognuno di noi. La caparra, piuttosto che l’affare, la vendita o la svendita, il prezzo o il metro-quadrato, sono espressioni che rimandano a comportamenti ed azioni pressoché standardizzate. Oppure rimandano a sensazioni più o meno negative. Sia negli annunci pubblicitari sia nelle trattative con i clienti la comunicazione di base è composta da pochi vocaboli, sempre gli stessi, ripetuti fino alla nausea. Sebbene sia per tutti ormai ben chiaro che la situazione contingente sia molto diversa dal recente passato e che, per quanto ognuno di noi si sforzi per cambiarla, di fatto continuiamo tutti, imperterriti, a conservare il medesimo linguaggio e comportamento. E’ necessario fare delle riflessioni che vadano un po’ oltre lo stato di fatto. Occorre fare una riflessione più profonda per cominciare a riflettere su nuovi standard comunicativi e nuovi comportamenti da associare all’attività immobiliare in genere. Non se ne può più di essere condizionati dal medesimo ritornello. Qualcuno obietterà che una camera è una camera anche se la chiami hotel o belzebu oppure che una casa la compri con i soldi o con il mutuo e non con una sfilza di complimenti. Vero. La comunicazione corretta ed un diverso approccio mentale però potrebbero aiutarci a fare un salto oltre l’ostacolo o a visualizzare l’ostacolo come un’opportunità. Oggi è indispensabile guardare avanti con uno slancio nuovo con motivazioni nuove con un approccio mentale diverso. Io non ho la sfera di cristallo e non sono neppure un guru della comunicazione, penso però che, ad esempio, bisognerebbe non più vendere case ma offrire soluzioni adatte alla famiglia, al sigle, al pensionato, all’azienda, etc… Bisognerebbe offrire spazi che sono comodi, rotondi, luminosi, ariosi, ma non “quadrati”, Bisognerebbe non più chiedere un prezzo ma ricercare/richiedere offerte da possibili interlocutori interessati. Offrire disponibilità a valutare offerte di accordo economico. In un mercato dove non c’è più un reale valore di riferimento non c’è nemmeno più un valore sotto il quale si possa parlare di svendita o di affare. Forse sarebbe il caso di cominciare ad avere un approccio diverso dove il valore alto o massimo del bene è sinonimo di soddisfazione dell’esigenza di entrambe le parti venditrice ed acquirente. Bisognerebbe comunicare che la soddisfazione del proprio desiderio di abitazione è un valore assoluto e grande a prescindere dalla mera pecunia incassata o spesa. Che se vendo la mia casa alla metà del prezzo che l’ho pagata ma che con il ricavato ne compro un’altra che mi da maggiore soddisfazione e che mi aggrada maggiormente non sto svendendo ma sto facendo un’operazione interessante per me, la mia azienda, la mia famiglia. Utopia? Forse. Una volta anche correre i 100 m. sotto la soglia dei 10 secondi lo era… o andare sulla luna è stato per anni un sogno, poi… Oppure più semplicemente basterebbe pensare come cambia l’approccio se all’ingresso in un ufficio chi vi accoglie vi chiede: “cosa vuole?” o “buongiorno e benvenuto, come possiamo aiutarla?”. Il significato è il medesimo ma il nostro interlocutore percepirà un messaggio decisamente diverso. Bisogna cominciare a cambiare radicalmente linguaggio, non costa niente, almeno per ora il linguaggio non soggetto a tassazione…

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